I dati Istat di novembre rilevano un ulteriore rallentamento dell’inflazione, dovuto soprattutto ai beni energetici e agli alimenti lavorati. Il quadro resta tuttavia incerto con i rischi di aumento dei prezzi delle materie prime ipotizzati dalla BCE, con un incremento del PIL fermo quest’anno tra lo 0,6 e lo 0,7% e soprattutto con la mancata ripartenza dei consumi.

Così Confesercenti in una nota.

Resta quindi acquisito il dato già ampiamente previsto per l’anno, che indica nel 5,7% la variazione media del tasso di inflazione. Le stime attuali elaborate dall’Ufficio economico Confesercenti si mantengono, proprio a causa di elementi di forte incertezza a livello internazionale, su un’ipotesi del 3% annuo per il 2024.

A destare grande preoccupazione sono però i consumi delle famiglie, il cui incremento dovrebbe fermarsi sotto il +1%, sia per il 2023 che per il 2024, con un impatto importante sulla crescita generale dell’economia italiana. Proprio la rinnovata debolezza della spesa delle famiglie, che non potranno intaccare ulteriormente i risparmi come fatto nel 2023, dovrebbe portare nel 2024 l’aumento tendenziale del Pil ad attestarsi a +0,6%. Uno scenario di crescita, quindi, da zero virgola.

Il Governo con la manovra di bilancio – conclude Confesercenti – ha preso atto di questa difficile situazione, assumendo interventi tesi al recupero del potere d’acquisto delle famiglie. La portata delle misure è però limitata e l’impatto espansivo sul Pil non supererà i due decimi di punto.

 

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