Segnali ancora positivi sul fronte dell’inflazione per le famiglie: come segnala l’Istat, infatti, a dicembre si registra un nuovo rallentamento dei prezzi, dovuto soprattutto ai beni energetici, che in questa fase hanno calmierato il paniere, e agli alimentari lavorati. Tuttavia, le prospettive per il nuovo anno in corso restano ancora incerte: aumentano potere d’acquisto e risparmi, una sorta di energia potenziale inespressa di cui però non ne beneficiano i consumi, che restano il vero malato dell’economia domestica.  

Così Confesercenti in una nota.  

Si conferma, inoltre, il dato rilevante e già ampiamente previsto per il 2023, che indica nel 5,7% la variazione media del tasso di inflazione. La frenata dell’inflazione dalla seconda metà del 2023 non dovrebbe, dunque, rappresentare un fatto episodico, soprattutto si osserva uno spegnimento delle tensioni dal lato dell’offerta: rallentano i prezzi delle materie prime, sta rientrando la situazione nelle catene di fornitura internazionale. SI dovrebbe dunque procedere verso una normalizzazione dei prezzi nel corso del 2024, pur non raggiungendo il 2%. E resta il nodo delle decisioni di politica monetaria della Bce: l’auspicio è che si inizi a ridurre il costo del denaro che impatta in modo critico sulle famiglie, in particolare quelle con mutuo, e sulle imprese. 

In questo scenario, a destare maggiore preoccupazione restano i deboli consumi delle famiglie, che impattano in modo determinante sulla crescita complessiva della nostra economia e che sono ancora in deficit rispetto ai livelli pre covid, anche se è presumibile ipotizzare che con l’ultimo trimestre del 2023 si possano finalmente superare i livelli pre crisi sanitaria.  

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