Faib: Sperduto interviene alla presentazione della diciassettesima edizione di Oil&nonOil

Nov 10, 2022

“Faib Confesercenti  – ha detto il Presidente – è uno storico partner di Oil&Nonoil, avendo partecipato a tutte le edizioni della manifestazione” 

Si è svolta giovedì 10 novembre 2022 a Palazzo Wedekind, a Piazza Colonna a Roma, la conferenza stampa di presentazione della manifestazione fieristica Oil&nonOil-S&TC 2022, il futuro della filiera dei carburanti e della mobilità sostenibile, la centralità della rete distributiva in un nuovo equilibrio tra competitività e transizione.

Oil&nonOil è la manifestazione di Veronafiere rivolta al futuro della filiera dei carburanti e alla mobilità sostenibile, in programma nel quartiere fieristico di Verona dal 16 al 18 novembre 2022

Alla presentazione è intervenuto tra gli altri, in rappresentanza dei gestori carburanti, il Presidente Federazione autonoma italiana benzinai Confesercenti Giuseppe Sperduto che ha sottolineato: “Faib Confesercenti è uno storico partner di Oil&Nonoil, avendo partecipato a tutte le edizioni della manifestazione, sin dagli esordi. Allo stesso modo Assolavaggisti Confesercenti, che nasce in anni più recenti proprio intorno alla manifestazione di Oil&nonOil”.

L’intervento del Presidente

“Essere presente a questa nuova edizione di Oil&nonOil, nella doppia veste di Presidente della Faib e fondatore di Assolavaggisti – ha detto Sperduto – oggi diretta magistralmente dalla Presidente Innocenti,  è la riaffermazione dell’importanza che Faib ha sempre dato ai momenti di incontri collettivi della filiera tutta come momento di conoscenza reciproca, di nuove relazioni, di rafforzamento delle competenze e delle conoscenze del settore. In un mondo in rapida evoluzione, sotto l’incalzare della transizione ecologica e digitale, con scenari energetici fortemente problematici, la  Faib è impegnata sul futuro della mobilità in Italia e sui protagonisti futuri della rete energia, sui profili professionali necessari a gestire aree che per necessità dovranno configurarsi come aree complesse multienergetiche e multiservizi”.

La figura del gestore tradizionale

“La figura del gestore tradizionale – ha spiegato – necessariamente dovrà conformarsi con le nuove tecnologie gestionali, con i nuovi prodotti energetici e con la transizione digitale e con le modalità operative di aree di servizi multipli e con profili di responsabilità civili e sociali richiedendo un profilo professionale adeguato. Con un’azione di studio attento e preparatorio. Avere personale qualificato sulla rete è un esigenza primaria: per la sicurezza energetica del paese, per la mobilità privata e la gestione della logistica del prodotto, per la tutela ambientale, per la sicurezza antincendi, per i profili sociali e persino fiscali e pubblici”.

Il rapporto con le Istituzioni

“Queste – ha detto ancora Sperduto – Sono questioni che non possono più essere derubricate dall’agenda politica del settore, ma necessitano invece di una forte attenzione e richiedono il coinvolgimento dei principali attori del settore, che coinvolga le Regioni e i Ministeri competenti. Già oggi, dunque, siamo in presenza di un complesso di competenze che afferiscono alla figura del gestore della stazione di servizio energia che necessitano di una sistematizzazione ai fini di un inquadramento come manager d’area”.

“Sono riflessioni sulle quali il settore spesso mi pare non si eserciti abbastanza rincorrendo ipotetiche ingegnerizzazioni lontane dai dati guida dei processi di trasformazione. Si progettano cattedrali dove sono adesso e non dove dovrebbero stare in un ragionamento che traguarda il contingente. Si pensa a nuovi servizi in una prospettiva propria del decennio scorso e in una logica che rispetto al mercato appare forzata. Il futuro non è scritto da nessuna parte, ma noi dobbiamo avere l’intelligenza di filiera di guardare oltre e tenere insieme i bisogni dei cittadini, le relazioni e i territori”.

Il Futuro della rete carburanti

“Per Faib – ha detto Sperduto alla presentazione di di Oil&nonOil – il Futuro della rete carburanti è:

essere rete di distribuzione di rnergie plurali;
autentici hub energetici;
stazioni multiservizi e multidisciplinari, con un gestore in funzione di manager d’area;
puntare ai servizi di prossimità e interagire con i territori;
essere in relazione con i distretti urbani ed extraurbani/interagire con le funzioni e i bisogni.

Detto ciò, a Verona parleremo delle criticità e abusi nei contratti di affidamento gratuito degli impianti della rete carburanti”.

Analisi e proposte per la nuova rete Energia

“Partiamo dal dato che in uno scenario con più di un migliaio di titolari e proprietari d’impianti, con oltre 350 marchi, i contenuti del D. Lgs. 32/1998, e della successiva L. 57/2001, pensati e varati in una fase storica dominata dalle grandi compagnie, risultano poco aderenti alle reali possibilità di governo del settore, almeno per quanto riguarda la disciplina del profilo economico-contrattuale del rapporto tra gestori e titolari di autorizzazioni. Una cosa, infatti, era immaginare una regolamentazione di tali aspetti tra sei o sette soggetti titolari dell’intera rete e la rappresentanza dei gestori, com’era all’inizio del nuovo millennio; altra cosa è pensare che tale regolamentazione possa coinvolgere circa 1000 proprietari, alcuni intestatari di pochissimi impianti, i quali si trovano nella posizione (alla prova dei fatti del tutto teorica e “mal digerita”) di dover stipulare accordi economici e normativi con le Organizzazioni nazionali maggiormente rappresentative dei gestori, com’è oggi. Gli effetti di questa deregulation sfrenata, ora, di fronte alla transizione energetica e all’ innovazione digitale, impongono un profondo processo di riforma. La strutturazione della rete attuale, infatti, porta con sé una pericolosa situazione di illegalità e di carenza di tutele per i gestori, che le leggi speciali di settore hanno inteso tutelare, in ragione sia della particolare conformazione contrattuale, che della normativa concorrenziale comunitaria in tema di esenzione delle intese verticali. Di seguito alcuni aspetti di una geografia contrattualistica che va involvendosi:

ricorso a comportamenti anti concorrenziali;
ricorrente richiamo ad una contrattualistica fuori dalla normativa obbligatoria di settore;
violazione della legislazione sul lavoro e pratiche di caporalato petrolifero;
precarizzazione e dequalificazione degli operatori.

A riprova troviamo il consistente contenzioso, anche giudiziario, sviluppatosi nei confronti dei titolari di autorizzazioni. Di fatto negli ultimi anni,  soprattutto gli operatori indipendenti, hanno  evidenziato profili di preoccupanti fenomeni di abuso di dipendenza economica, vietata dall’art. 9 della legge 18 giugno 1998, n. 192,  nei confronti dei gestori. Tale fenomeno si concretizza per effetto della massimizzazione dei vantaggi in capo agli operatori indipendenti  e della conseguente diminuzione dei margini, così da creare un significativo squilibrio nei rapporti contrattuali tra le parti, realizzando la fattispecie di abuso di dipendenza economica”.

“Occorre tipizzare nuove formule contrattuali tenendo conto degli interessi tra le parti, in modo equo e sostenibile, che riconosca il valore del servizio offerto agli automobilisti, a prescindere dalla mobilità”.

Autolavaggi

Sulla questione degli autolavaggi a di Oil&nonOil parleremo di “Autolavaggio cresce e si qualifica nel rispetto della salute e dell’ambiente. Contrastare le illegalità, semplificare gli adempimenti, abbattere i costi di energia“.

“Assolavaggisti – conclude Sperduto – da anni si batte per la difesa dell’ambiente e per chiedere uniformità amministrative nel settore, necessarie a tutelare il Paese dall’uso improprio della risorsa idrica e delle acque di scarico, che rischiano di inquinare le falde acquifere”.

“Si tratta di contrastare una concorrenza sleale perpetrata nei confronti di un settore che conta circa 12 mila attività e oltre 50 mila addetti, regolarmente autorizzati, dotati di Autorizzazioni Uniche Ambientali (AUA) obbligatorie che prevedono procedure molto complesse, per il loro rilascio, e ingenti investimenti, anche in termini depurativi. Le nostre attività usano acqua non potabile e ne prevedono il riciclo di circa il 70%, oltre al recupero dei fanghi, poi smaltiti da ditte specializzate e con un uso attento di saponi e cere a basso impatto ambientale”.

“Inoltre, durante la pandemia,  si è riscoperto come un settore importante e utile per essere avamposto di pulizia e sanificazione dei mezzi di trasporto delle persone e delle merci. Un servizio assolto, che ha stimolato investimenti in tecnologie ma che rischia di rimanere schiacciato da una concorrenza dequalificata e che le decine e decine di notizie di sequestro di piccoli lavaggi artigianali stanno a dimostrare la miopia normativa/amministrativa, con effetti potenzialmente molto gravi sull’ambiente”.

Le proposte di Assolavaggisti

“Per porre rimedio a questa vera e propria concorrenza sleale che impatta anche aspetti ambientali e di emergenza idrica, ma anche sociale, propone di intervenire legislativamente per evitare che attività così impattanti con l’ambiente possano essere autorizzate con una semplice Scia e, allo stesso tempo, avviare un’azione di risanamento e di conformità alla normativa ambientale anche per questi cosiddetti piccoli lavaggi, omogeneizzando i criteri per lo svolgimento dell’attività per la tutela dell’ambiente e del lavoro”.

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