La ricchezza netta delle famiglie italiane in termini reali è in forte calo: secondo un report Bankitalia-Istat, infatti, alla fine del 2022 è stata pari a 10.421 miliardi di euro, ovvero 177 mila euro pro capite.

Rispetto al 2021, quindi, è diminuita dell’1,7%, dopo tre anni di crescita, mentre in termini reali la riduzione è stata molto più marcata (-12,5%), per via della forte pressione inflazionistica, iniziata nel 2021 e proseguita nel 2022. La ricchezza netta è scesa anche in rapporto al reddito disponibile, da 8,7 a 8,1.

Dal report emerge, inoltre, che le attività non finanziarie (6.317 miliardi di euro) sono aumentate del 2,1% a prezzi correnti (+131 miliardi), riflettendo soprattutto la crescita del valore delle abitazioni, che ha riportato l’incremento più elevato dal 2009 (+2,4%; +125 miliardi).

Ciò è stato determinato in prevalenza dall’aumento dei prezzi medi del patrimonio abitativo a fine 2022, in un contesto di crescita del numero di compravendite registrato sul mercato residenziale negli ultimi anni, nonchè di riqualificazione degli immobili trainata dai bonus edilizi. Il valore degli immobili non residenziali è rimasto stabile, interrompendo la fase di contrazione in atto dal 2012.

Al contrario, le attività finanziarie (5.135 miliardi) si sono ridotte del 5,2%, trainate dal calo del valore delle riserve assicurative (-146 miliardi), delle azioni (-101 miliardi) e delle quote di fondi comuni (-94 miliardi). La crescita dei depositi è sensibilmente diminuita (+15 miliardi, era stata di quasi +80 miliardi nella media del triennio precedente).

Mentre per la prima volta dal 2012 hanno ripreso ad aumentare le detenzioni di titoli di debito (+22 miliardi), principalmente emessi dalle amministrazioni pubbliche.  Le passività finanziarie, conclude il report, sono cresciute del 2,8%, in particolare per l’incremento dei prestiti (+23 miliardi), che è stato tuttavia leggermente inferiore rispetto al 2021 (+28 miliardi). Gli andamenti negativi dei mercati finanziari hanno determinato una riduzione dei valori delle attività finanziarie, che è stata solo in parte controbilanciata dagli acquisti netti di nuovi strumenti finanziari.

Le famiglie hanno riportato perdite in conto capitale, derivanti principalmente dalla svalutazione di riserve assicurative, quote di fondi comuni, azioni e titoli.

 

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