Il Presidente Viggiani: “Il Governo intervenga, lo sciopero dei pescatori mette a rischio un’intera filiera, occorre un tetto al prezzo”

“Le proteste in atto delle marinerie contro il caro carburanti devono far riflettere il Governo: nel settore gli impatti sono ancora più pesanti, l’incidenza è molto più rilevante, c’è tutto il settore della commercializzazione e della ristorazione. Evitiamo il proliferare di fermo delle attività, perché è a rischio tutta la filiera”. Così Raffaele Viggiani, Presidente Assoittici di Confesercenti.

Dal suo punto di vista di imprenditore impegnato da una vita nella distribuzione e da qualche tempo anche nella ristorazione gli effetti si vedono e si contano. “Se manca il prodotto nostrano, del nostro mare, gli effetti si vedono subito sul banco e anche sulle tavole dei nostri ristoranti. Il pericolo vero è che disabituiamo i consumatori al sapore del nostro pesce e ci lasciamo andare al prodotto importato. Già oggi i prodotti d’importazione – soprattutto seppie e calamari- hanno una quota importante. Ci sono aziende che hanno scommesso sul pescato locale abbinando pescherie e ristoranti: non si possono lasciare le aziende di fronte alle emergenze da sole”.

“Quando c’è uno sciopero di un’attività produttiva come quello dei pescherecci, che ci auguriamo possa rientrare – continua Viggiani – bisogna pensare che la mancanza di prodotto getta in una situazione di grave crisi altri comparti della filiera mettendoli nell’impossibilità di affrontare le spese di gestione, con ripercussioni sui livelli occupazionali”.

“La politica deve sapere – conclude Viggiani – che nessuna impresa può sopravvivere senza prodotti. Non solo, nessuna impresa può competere in una spirale senza fine come quella della rincorsa dei costi fissi energetici. L’estate è alle porte, la stagione non può essere compromessa, su di essa si basano molte delle entrate per reggere l’urto di bilancio delle nostre aziende per l’autunno inverno che si prevede drammatico dal punto di vista energetico. Il Governo delle cose le ha fatte: taglio delle accise, sterilizzazione dell’iva, credito d’imposta per far fronte agli enormi aumenti di benzina e gasolio; adesso occorre un salto: deve porre un tetto al costo di gas e carburanti e prevedere calmieri speciali per i settore produttivi. Ogni ulteriore attesa significa spingere l’economia in una crisi profonda perché i costi superano i ricavi e così non possiamo andare avanti. Organizzare la domanda energetica, a livello nazionale ed europeo e bloccare ogni spinta speculativa è quello che occorre”.

 

L’articolo Assoittici: il caro carburanti mette in ginocchio il settore proviene da Confesercenti Nazionale.